I CARVERS
Sono molti gli atleti che partecipano da diversi anni alle competizioni carving. Quest'anno però si è registrato un dato molto importante. L'età media si è abbassata di due anni rispetto all'anno scorso. Si va dunque, contro corrente, ma è normale: il carving è ancora molto giovane e tanti ragazzi sono desiderosi di scoprirne le caratteristiche. Non ci sono regole particolari per diventare carvers. L'impronta può essere quella del gigante o dello slalom, ma molti atleti arrivano dal settore velocità e non danno sensazione di patire le curve. Anzi, è possibile intuire che sia per i discesisti una rivalsa nei confronti di chi li etichetta come deboli dal punto di vista della tecnica di curva. L'ottusità di alcuni allenatori che parlano senza aver mai visto una competizione carving produce un pensiero errato. Quello cioè che il carving rischia di "stortare" gli atleti in gigante. Questa è una falsità. ma non ideologica, bensì puramente tecnica. Non lo dice la teoria, ma i fatti. Diversi atleti che partecipano alle gare carving, hanno ottenuto risultati di rilievo sia tra le porte larghe che in quelle strette. Questo accade perché grazie al carving, aumenta i, senso della linea, della traiettoria, dell'equilibrio e dell'indipendenza di gambe. Senza contare la possibilità di aumentare la capacità di recupero e di reazione. Soprattutto ai bambini le boe fanno molto bene. Perché sono obbligati a curvare senza dover superare un ostacolo che spesso, quando è identificato col palo, rappresenta un problema psicologico legato alla pauro da impatto. la boa è molto bassa e permette di "entrare" senza problemi. E poi, lo stesso bambino è obbligato a chiudere il raggio di curva per rimanere nel tracciato, dunque aumenta la propria sensibilità.